MANUELA PELLEGRINO è antropologa e Visiting Professor all’Università Aristotele di Salonicco, conduce dal 2006 ricerca sui parlanti e attivisti del griko tra Italia e Grecia.
Laureata e dottore di ricerca in Antropologia presso lo University College London (UCL), è autrice del volume “Lingua greca, terra italiana. Dal rimorso al riscatto?” (Meltemi). Ha collaborato con Cambridge, Harvard e Smithsonian Institution, intrecciando ricerca linguistica, ambientale e poetica.
Ora volgiamo lo sguardo verso Sud, verso il Mediterraneo, crocevia di persone e storie, che custodisce nella lingua la sua testimonianza più viva. “Lingua greca, terra italiana. Dal rimorso al riscatto?” è il titolo del testo pubblicato da Meltemi nel 2024 e scritto da Manuela Pellegrino. L’autrice è dottore di ricerca presso lo University College London (UCL), antropologa e visiting professor presso l’Università Aristotele di Salonicco. Nella sua carriera ha maturato diverse collaborazioni internazionali, unendo ricerca linguistica, ambientale e poetica, con uno specifico focus sui parlanti e attivisti del griko in Italia e in Grecia.
Abbiamo avuto il piacere di collaborare con Manuela in varie occasioni, tra cui seminari e laboratori della Scuola.
Il griko, per l’autrice, “parla di memoria, di un mondo che non c’è più”, ma che al tempo stesso continua ad abitare, in quella che lei definisce “generazione sospesa”, cioè la generazione a cui appartengono coloro che sono nati negli anni ‘50 e che sono gli ultimi custodi e testimoni del griko”.
Il volume che oggi presentiamo è dedicato a questa varietà di greco dei Comuni della Grecìa Salentina.
Nell’ottica dell’autrice, la lingua emerge come patrimonio culturale e come campo di tensioni identitarie e di negoziazione sociale. Il griko viene osservato nella sua storia recente, segnata dal passaggio da lingua marginalizzata e progressivamente indebolita a elemento riconosciuto e valorizzato all’interno delle politiche di tutela delle minoranze linguistiche.
Dal 1999, infatti, il griko è riconosciuto come minoranza storico-linguistica. Da quel momento il griko non è più soltanto una pratica comunicativa trasmessa oralmente in ambito locale, ma diventa anche un bene culturale, un simbolo identitario e una risorsa attorno alla quale si attivano progetti e interventi di valorizzazione. Pellegrino ricostruisce i diversi tentativi messi in campo per farlo rivivere, interrogando criticamente le idee di perdita, recupero, autenticità e riscatto. Si mette in evidenza come le rappresentazioni del griko siano state costruite nel tempo, a partire da un confronto tra attori locali, istituzioni italiane, organismi europei e riferimenti culturali provenienti dalla Grecia. In questo quadro l’idea di “morte della lingua” lascia spazio ad un’idea nuova che la riconosce come realtà dinamica e continuamente interpretata dalle persone.
L’autrice mostra infatti che il griko continua ad essere generativo, dando vita a relazioni e a forme di riconoscimento collettivo.
La natura del griko è ricca di complessità e viene letta come un processo sociale di cui la comunità necessita per comprendere e rielaborare il suo rapporto con la memoria, il territorio e l’identità.

presentazione a cura di Maria Ratta
