Ciotti, E., Francesconi, M., Saccoccio, A. (a cura di). (2024). Il coinvolgimento degli abitanti nelle attività degli ecomusei e dei musei DEA. Testimonianza dall’Agro Pontino e dai Monti Lepini e Ausoni

Dopo aver attraversato luoghi interiori, paesaggi della memoria, esperienze dello sguardo, ci spostiamo su una geografia profondamente abitata: quella dell’Agro Pontino e dei Monti Lepini e Ausoni, un’area riconosciuta come protagonista di una serie di trasformazioni geografiche e culturali che, nel corso del tempo, hanno contribuito a una sua modifica e ridefinizione. 

La scelta del libro è legata a un nostro incontro con una realtà ecomuseale. Durante il percorso della Scuola di Arti performative e Community care abbiamo, infatti, avuto modo di incontrare l’esperienza dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino e dei territori che il volume racconta, entrando in contatto con un modo di intendere il museo come spazio di prossimità, come presidio culturale radicato nei luoghi, come dispositivo capace di attivare relazioni tra persone, memorie e territorio.

Per questo motivo, abbiamo ritenuto giusto inserire, tra le pubblicazioni scelte, un testo frutto di un lavoro a più mani da parte di quelle che si possono considerare  le “antenne” del territorio. È con questo termine che si identificano, infatti, i presidi, i punti locali di un Ecomuseo.

Il titolo del volume è “Il coinvolgimento degli abitanti nelle attività degli ecomusei e dei musei DEA. Testimonianza dall’Agro Pontino e dai Monti Lepini e Ausoni”, pubblicato nel 2024 dalla casa editrice Avanguardie 21. 

Tra i suoi curatori, Eros Ciotti, architetto, referente dell’antenna di Roccagorga dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino e responsabile dell’Etnomuseo dei Monti Lepini. Il suo lavoro si muove tra valorizzazione dei patrimoni locali, paesaggi culturali e memorie comunitarie, con particolare attenzione alla partecipazione degli abitanti. Abbiamo avuto modo di conoscerlo direttamente in occasione di un evento pubblico concomitante alla nostra tappa laziale, volto alla presentazione del medesimo testo. In quell’occasione, Eros si è raccontato a partire dalle numerose attività promosse sul territorio, tra cui quelle del coinvolgimento giovanile nell’ambito dell’Etnomuseo e il rifacimento strutturale della storica piazza VI gennaio di Roccagorga. 

Accanto a lui, Manuela Francesconi, attualmente direttrice del Museo della Terra Pontina di Latina, all’interno del quale ci ha accompagnato in un percorso di scoperta delle trasformazioni intervenute nell’Agro Pontino, a seguito di eventi determinanti come quello della Grande Bonifica.

Infine, Antonio Saccoccio, coordinatore tecnico-scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino e presidente della Libera Università della Terra e dei Popoli APS, ente gestore dell’Ecomuseo. Dottore di ricerca in Studi Umanistici presso l’Università di Roma Tor Vergata e insegnante, si occupa di costruzione di processi partecipativi, valorizzazione del patrimonio territoriale e promozione di pratiche educative fondate sul coinvolgimento attivo delle comunità locali. Abbiamo avuto modo di collaborare con Antonio in diverse occasioni: c’era quando è stato avviato il progetto “Verso un Ecomuseo di Comunità”, ha partecipato a diverse nostre attività, ha partecipato ai seminari della nostra Scuola e, non per ultimo, ci ha accompagnato a conoscere l’Ecomuseo e i territori dell’Agro Pontino. 

Il testo proposto muove da una visione molto chiara: nei musei demoetnoantropologici e negli ecomusei il coinvolgimento degli abitanti non è un elemento accessorio, ma una dimensione costitutiva. Non si tratta semplicemente di “far partecipare” le persone a iniziative già pensate altrove, ma di riconoscere che senza gli abitanti il patrimonio perde una parte essenziale del suo significato. Come emerge dal volume, al centro di questi processi ci sono le persone. In questo senso, i musei DEA e gli ecomusei si fondano su una “cultura viva”: una cultura che non appartiene solo agli esperti, ma prende forma nelle comunità, nei modi di vivere, nelle pratiche condivise, nelle memorie trasmesse e nei legami che gli abitanti costruiscono con i propri luoghi. Da qui la natura processuale di un ecomuseo, fatta di ascolto, mediazione, relazioni.

Il volume presenta infatti un quadro articolato di esperienze reali: dall’Ecomuseo dell’Agro Pontino al Museo dell’Olio e delle tradizioni popolari di Roccasecca dei Volsci, dal Museo della Terra Pontina al Museo delle Terre di Confine di Sonnino, l’associazione Memoria Storica e l’esempio della tradizione delle visciole di Sezze. Attraverso questi casi, lo spazio del ‘museo’ o dell’ecomuseo si configura come uno strumento per dare dignità e valore a ciò che rischia di restare ai margini, lavorando non “sul” territorio, ma “con” il territorio, insieme alle comunità che lo vivono, lo interpretano e continuano a trasformarlo.

presentazione a cura di Eleonora Greco