Anedda, A. (2021). Geografie

In questo caso, puntiamo lo sguardo verso l’interno, verso quei luoghi che non si lasciano facilmente cartografare, dove la geografia non è solo misura dello spazio, ma custode del tempo, tempo geologico, tempo storico, tempo della memoria personale e collettivo.

Il volume nasce come risposta ad un interrogativo che si è posta l’autrice Antonella Anedda, una delle voci più autorevoli della poesia e della prosa poetica italiana contemporanea. Nata a Roma nel 1958, si è formata nell’ambito della storia dell’arte moderna. La sua scrittura indaga il rapporto tra sguardo, paesaggio, memoria, corpo e trasformazione dei luoghi. In altre parole, guarda le cose, e le cose sotto il suo sguardo cominciano a raccontare. Non solo quello che sono, ma quello che sono state, quello che potrebbero essere, quello che ci fanno sentire quando le attraversiamo o quando semplicemente le ricordiamo. Una poetessa, insomma, che ha deciso di portare tutta quella potenza dentro la prosa. E il risultato è questo libro.

«La storia è un’ininterrotta geografia, la geografia è una storia interrotta? La geografia è uno spazio dove la storia potrebbe spezzarsi, pestata dai passi di vivi e morti?», e così che nasce “Geografie”, un testo pubblicato dalla casa editrice Garzanti nel 2021, un percorso attraverso luoghi reali e insieme simbolici, attraversando isole, mari, foreste pietrificate e montagne segnate dalla memoria storica e naturale. 

Il volume è composto da 151 brevi prose – istantanee di viaggio, riflessioni filosofiche, frammenti di memoria – che insieme costruiscono un atlante del mondo, non come appare, ma come si sente e si abita. La penna vagabonda e pellegrina dell’autrice percorre territori lontanissimi tra loro: dalla Sardegna alle isole greche, dal Sinai all’Islanda, da Mosca all’Eritrea, dal Giappone alla sala radiologica di un ospedale romano, cogliendo in ogni luogo attraversato un’occasione per interrogare qualcosa di ancora più profondo, scendendo fino al rapporto tra l’essere umano e il cambiamento, tra la fragilità  della vita e la durata della terra, tra la storia collettiva e le microstorie individuali. 

Per Anedda, il paesaggio diventa così il luogo dove il tempo si piega, dove il passato e il presente, in cui ogni pietra, ogni costa, ogni montagna porta dentro di sé tracce, ferite, ricordi comuni e privati. Emblematica è poi la sezione dedicata a Lesbo, l’isola di Saffo, l’isola dove Aristotele scrisse la sua opera Historia animalium, ma anche, l’isola dove oggi approdano i migranti sui «gommoni grigi semi sgonfi» sotto gli occhi dell’autrice. Anedda così arriva sull’isola e la prima cosa che vede è una giacca femminile abbandonata per strada, di buona fattura, orientale, ma strappata. Da quel dettaglio si apre tutto: la storia antica e quella recentissima, la bellezza e l’orrore, la poesia e la politica. «Erano sfollati» , ricorda l’autrice, e quella parola la riporta al ricordo della nonna e di sua mamma bambina, così la memoria personale si cuce nella grande storia, e si apre sull’universale.

Il volume si colloca al confine tra prosa poetica, meditazione saggistica e scrittura del paesaggio. La lingua di Anedda è sobria, precisa, mai compiaciuta, rifugge la melodia facile, preferendo la densità  di uno sguardo, gli imperativi e i congiuntivi esortativi accuratamente scelti dall’autrice e riconosciuti per la loro capacità  di “punteggiare” da Damiano Frasca nella sua recensione per la rivista Allegoria.

Geografie è dunque un libro sui luoghi, ma anche – e soprattutto – una meditazione sul cambiamento, sulla fragilità  degli equilibri naturali e sulla necessità  di ripensare il nostro modo di abitare il mondo. Un libro che ci invita a ripensare il nostro modo di abitare il mondo, ricordandoci che ogni territorio che attraversiamo ci trasforma, e che narrarlo è già  un atto di cura nei suoi confronti. 

Come scrive Anedda: «Perché scriviamo? Non per lasciare le nostre tracce, ma perché le cose così disperatamente irreali e fugaci si attardino ancora un po’ nel mondo.»

presentazione a cura di Riccarda Boriglione

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