Le tre sessioni del seminario “Verso un Ecomuseo delle Comunità del Salento Sud-Orientale”
Il 14 e il 15 febbraio 2025, presso il Castello di Andrano Spinola-Caracciolo (LE), si è svolto il seminario “Verso un Ecomuseo delle Comunità del Salento Sud-Orientale”, durante il quale abbiamo intrapreso un dialogo in tre sessioni tematiche dedicate a comunità , patrimonio e partecipazione.
prima sessione: comunità
La prima sessione del seminario ha posto in primo piano la questione della comunità come entità processuale e dinamica. Lontano dall’essere un oggetto precostituito, la comunità si definisce e ridefinisce nell’atto stesso in cui si manifesta: attorno a una pratica condivisa, un progetto collettivo o un momento di incontro. È in questo continuo processo di “ricerca di sé” che si innescano i meccanismi di auto-rappresentazione e auto-narrazione, generando forme di riconoscimento reciproco e di consolidamento identitario. Tale identità , tuttavia, non è mai data una volta per tutte, ma si arricchisce attraverso il confronto con l’alterità e l’apertura verso ciò che ancora non si è o che inizialmente appare esterno. In questa prospettiva, l’ecomuseo viene concepito come cornice abilitante, capace di stimolare la narrazione collettiva e di dare spazio a memorie, valori e saperi ”“ spesso orali e informali ”“ che non sempre trovano posto negli archivi e nelle istituzioni culturali. L’attenzione si è focalizzata sulla necessità di mappare e attivare tali risorse immateriali, coinvolgendo attivamente la popolazione locale e favorendo una trasmissione intergenerazionale di pratiche e conoscenze. Al contempo, si è sottolineato il rischio di ridurre il patrimonio a mera “cartolarizzazione” o a fenomeno di mercificazione: il valore dell’ecomuseo risiede proprio nel mantenere vivo il dialogo con la comunità , evitando di cristallizzare o folclorizzare le sue espressioni culturali. In tal senso, le iniziative performative e partecipative, come le summer school di arti performative e community care, assumono una funzione strategica: offrono occasioni di confronto e creano “dispositivi di ricerca-intervento” grazie ai quali il territorio diventa protagonista di un processo continuo di auto-narrazione, co-progettazione e rigenerazione identitaria. Durante questa sessione sono intervenuti: Giovanna Bino, Salvatore Colazzo, Giovanna Del Gobbo, Eleonora Greco, Ada Manfreda, Roberto Maragliano, Antonio Palmisano, Lech Witkowski.
seconda sessione: patrimonio
La seconda sessione, dedicata al tema del patrimonio, si è aperta con la presentazione del progetto xFormal, un’iniziativa finalizzata a sperimentare metodologie di apprendimento informale e non formale applicate al patrimonio culturale. In questo contesto, il pellegrinaggio è stato introdotto come una pratica di esplorazione culturale capace di attivare processi di lettura dinamica e partecipativa del territorio. A seguire, è stato illustrato il progetto di archivio digitale partecipato, con un focus iniziale sulla cultura del tabacco, inteso come primo tassello di un più ampio percorso volto alla raccolta e condivisione delle memorie locali nel Salento sud-orientale. In tale prospettiva, un ruolo centrale è stato attribuito alla Summer School di Arti Performative e Community Care, concepita come un dispositivo di ricerca-intervento basato sull’ospitalità della comunità locale. Questo approccio consente ai ricercatori di immergersi nel contesto di riferimento, favorendo una conoscenza profonda del territorio attraverso il dialogo con i suoi abitanti. Le storie raccolte vengono poi restituite alla comunità attraverso performance e momenti di condivisione, che ne rafforzano il valore simbolico e collettivo. Successivamente, è stato presentato il Progetto Idrusa, descritto come un “medium delle rappresentazioni”, nel quale il paesaggio assume una funzione di mediazione, facilitando la trasmissione di significati e valori. In questa cornice si colloca anche l’archivio inventato partecipato sulla cultura del tabacco, concepito come un dispositivo di raccolta e rielaborazione delle memorie, e la visione di un ecomuseo che, superando la concezione tradizionale di museo statico, si configura come uno spazio dinamico di co-progettazione territoriale. La sessione si è conclusa con la presentazione di alcuni casi studio come “Co-curate” e “Iziko Museums of South Africa” che hanno fornito spunti metodologici e organizzativi, illustrando strategie innovative per il coinvolgimento delle comunità locali, tra cui esperienze di musei mobili e progetti di citizen journalism. Infine, si è aperta una riflessione sul ruolo delle tecnologie digitali nel processo di patrimonializzazione: se da un lato esse costituiscono strumenti efficaci per favorire la partecipazione e la conservazione della memoria, dall’altro pongono il rischio di una spettacolarizzazione superficiale del patrimonio. Questo solleva la necessità di un approccio critico, che ponga al centro pratiche di ascolto, cura e coinvolgimento attivo della comunità per garantire un’interazione autentica con il patrimonio culturale.
terza sessione: partecipazione
L’ultima sessione dedicata alla partecipazione ha affrontato il tema nella sua complessità , evidenziando come essa non possa essere intesa unicamente come un momento di condivisione, ma come un processo di attivazione sociale e culturale. Il dibattito ha sottolineato l’importanza di superare una concezione meramente consultiva della partecipazione, per orientarsi verso pratiche capaci di generare impatto reale sul territorio, in termini di sviluppo sociale, economico e culturale. Un elemento centrale della discussione è stato il ruolo dei giovani, considerati attori fondamentali per la sostenibilità e l’innovazione dei processi partecipativi. La loro capacità di intrecciare dimensioni personali, professionali e comunitarie costituisce un potenziale strategico per la costruzione di nuove forme di impresa e progettazione culturale. La riflessione si è poi spostata sul digitale come strumento abilitante, ponendo in evidenza sia le opportunità che le criticità connesse all’uso delle piattaforme per la co-progettazione (Miro, Mural, Trello, Zoho Project, Stormboard e Padlet). Se da un lato queste tecnologie favoriscono una partecipazione distribuita e orizzontale, dall’altro emergono limiti legati all’accessibilità tecnologica e alla necessità di competenze specifiche, oltre alla problematica delle infrastrutture digitali in alcune aree territoriali. Un ulteriore nodo teorico emerso è stato il ruolo della ricerca nel contesto della partecipazione. Come evidenziato da Colazzo, il compito del ricercatore non è solo quello di studiare i modelli esistenti, ma di problematicizzarli, ponendo interrogativi sulla loro efficacia e sulle possibili traiettorie di trasformazione. L’ecomuseo non può essere un modello predefinito e replicabile, ma deve essere letto come un dispositivo dinamico e situato, capace di adattarsi alle specificità dei contesti locali. Alcuni casi studio hanno offerto spunti metodologici rilevanti: l’esperienza del Museo del Palazzo Caracciolo di Avellino, ad esempio, ha mostrato come la gamification possa favorire l’engagement del pubblico attraverso percorsi esperienziali e interattivi, suggerendo possibili direzioni per una museologia partecipativa. Infine, il dibattito ha posto in evidenza alcune criticità strutturali che ostacolano i processi partecipativi: la frammentazione territoriale, la carenza di spazi di socialità , il rapporto tra ecomuseo e pratiche locali di valorizzazione. In questo senso, è stata introdotta la riflessione sulle “comunità inventate”, ovvero sulle modalità attraverso cui le relazioni sociali e le esperienze condivise contribuiscono a costruire nuove forme di appartenenza e identità collettiva. La partecipazione, quindi, non può essere intesa come un’adesione passiva a un progetto, ma come un processo negoziale e responsabile, che implica il ripensamento dei modelli di accesso, di governance e di produzione culturale. L’ecomuseo, in questa prospettiva, emerge come uno spazio di relazione e costruzione collettiva, in cui la memoria, il patrimonio e l’identità vengono costantemente rinegoziati all’interno di un orizzonte condiviso.
