Ottava edizione: il senso della Scuola e il tema di quest’anno

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La Summer School di Arti Performative e Community Care è un’iniziativa che, sorta nel 2012, ogni anno raccoglie nel Salento formatori, ricercatori e corsisti intenzionati ad approfondire il tema dello sviluppo della comunità locali, a partire da un tema elettivo.
Essa si inquadra in un itinerario di ricerca sul valore delle comunità nelle periferie rurali del Meridione d’Italia, sulla loro possibilità di diventare risorsa per innescare sviluppo locale. Da una prospettiva pedagogica, intende approfondire la questione delle metodologie più idonee per fare degli interventi di sviluppo di comunità, rafforzando la loro capacità di rapportarsi con le questioni nodali dell’oggi, trovando il modo di praticare un’identità inclusiva e partecipativa. Intende, inoltre, proporsi come opportunità di trasferimento di competenze, luogo di riflessione e possibilità di acquisizione di metodologie d’intervento capaci di cogliere il valore delle arti performative nella mobilizzazione dei significati consuetudinariamente praticati dalle comunità.

La Summer School è organizzata da EspérO – un’azienda innovativa che si occupa di ricerca e intervento nel campo della formazione con dispositivi a carattere sperimentale -, assieme ad altri soggetti e realtà del territorio. Diretta da Salvatore Colazzo (Università del Salento) e coordinata da Ada Manfreda (Università RomaTre), vede la partecipazione di un qualificato e affiatato team di formatori, consolidatosi nel corso del tempo, che uniscono alle competenze pedagogiche e didattiche quelle relative al teatro, alla musica e altre espressioni performative.


La problematica che la Summer School nell’edizione di quest’anno vuole affrontare è quella del lavoro femminile, per come, dal primo dopoguerra fino alla fine degli anni Settanta, si è configurato nella provincia di Lecce, soprattutto nei piccoli paesi a vocazione agricola. Condurremo il nostro lavoro a partire dalle narrazioni che la comunità in parte ci ha donato – durante le nostre campagne di ricognizione etnografica – e in parte ci vorrà donare durante i nostri giorni di permanenza della Summer School, con lo scopo di allestire una restituzione performativa alle comunità ospitanti.
Il periodo considerato è quello che vede in Italia affermarsi un significativo mutamento sociale, economico, culturale e politico, in cui progressivamente le donne andranno a conquistare spazi, portando la loro situazione ad essere più simile a quelle degli altri paesi europei. Cresce la possibilità delle donne di accedere all’istruzione, anche superiore, sebbene permangano alcuni stereotipi che finiscono per orientarle verso professioni maggiormente legate con le dimensioni della cura.
L’avanzare dell’emancipazione femminile si realizza a macchia di leopardo nel Paese, nel Sud lo sviluppo economico e sociale si presenta meno impetuoso, si carica di specifiche problematiche, come quello dell’emigrazione che spesso separa per lunghi periodi le donne e i bambini da mariti e padri ovvero lascia crescere i figli dai nonni. Le donne subiscono un sistema di servizi sociali carente e il perdurare di prospettive culturali penalizzanti, che spesso limitano la loro presenza nel campo del lavoro, ma soprattutto della politica e delle professioni più prestigiose.
L’avvento della radio e della televisione, nel proporre i loro modelli di donne, condizioneranno l’immaginario femminile e lo metteranno in tensione tra voglia di emancipazione e desiderio di corrispondere alle sollecitazioni culturali che attribuiscono alla donna una forte connotazione erotica.


Una caratteristica importante della Summer School è quella per cui tutte le attività formative si svolgono in luoghi all’aperto: piazze, cortili, angoli del paese, affinché sia data la possibilità a chi voglia, cittadino della comunità ospitante, di intervenire, interloquire, partecipare.
Si tratta sì, infatti, di un’attività formativa per realizzare degli obiettivi di apprendimento a favore dei corsisti, ma è anche un’occasione di crescita per la comunità, che ormai attende la nostra Summer School come uno dei fatti rilevanti della vita del paese, come una sorta di rito rigenerante.

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