Finalità di questa XII annualità

La Scuola di Arti Performative e Community care è il risultato della lunga esperienza maturata dal Gruppo promotore della scuola, costituito essenzialmente da EspérO, un’azienda che si occupa di ricerca applicata nel mondo della formazione e dell’educazione, nata come spin-off dell’Università del Salento, espressione della cattedra di Pedagogia Sperimentale, e da Fabbricare Armonie, un’associazione di volontariato, che persegue la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale delle comunità locali. Sono molti infatti i progetti fino ad ora condotti nel campo della valorizzazione partecipativa dei territori, soprattutto delle periferie salentine. Le attività di ricerca sviluppate attorno a queste esperienze hanno prodotto alcune evidenze, le quali hanno portato all’elaborazione del modello ACL (Action Community Learning) e alla definizione di alcuni criteri utili per l’intervento:

  • I territori sono le narrazioni che chi li abita costruisce a loro riguardo. Pertanto vanno messe in evidenza gli elementi notevoli, identificativi di ciò che viene reputato come denso di significato.
  • L’identità si disegna nel rapporto con l’alterità. Lo sguardo esterno restituisce un’immagine che spiazzando quella routinaria di chi quotidianamente abita e vive i territori, riesce a far emergere nuovi significati.
  • I processi partecipativi vanno sostenuti affinché l’azione attraverso cui le comunità danno senso ai loro territori possano emergere, diventare plasticamente evidenti e quindi disponibili alla progettualità collettiva.
  • Val la pena investire in formazione di facilitatori dei processi di emersione delle narrazioni comunitarie, in modo che si possano identificare quei valori per la comunità significativi da patrimonializzare.
  • L’arte più d’ogni altro strumento è nelle condizioni di mobilizzare narrazioni cristallizzate, introducendo l’elemento del possibile, la dimensione del “controfattuale”, che libera la memoria dalle routine in cui talvolta è ingabbiata.

Da qui scaturisce l’idea di una SCUOLA-NON-SCUOLA, che si propone nel medio periodo di progettare attività educative grazie alle quali la comunità possa sviluppare le competenze necessarie per un lavoro partecipativo di mappatura delle narrazioni comunitarie, delle sue risorse materiali e immateriali, con l’intento di incrementare l’agency, di favorire la presa in carico del territorio e delle sue problematiche, di sviluppare progettualità in grado di darsi in termini di sostenibilità sociale e ambientale e di opportunità di sviluppo.
Lo scopo delle azioni sul campo condotte dalla nostra scuola-non-scuola è quello di far comprendere come la introduzione nel territorio di elementi di alterità – lo sguardo dell’artista spesso è in grado di farlo – è capace di dinamizzare le narrazioni collettive, trasformando di fatto, con quest’operazione le comunità in comunità riflessive. Amiamo i luoghi “aperti”, come le piazze, i portici, i parchi, in cui creare situazioni di apprendimento che sono rivolte sia a chi vuole ricavare spunti professionali per il ‘lavoro educativo e sociale sul campo’, sia ai semplici cittadini membri della comunità. Gli spazi pubblici animati dalle presenze di esperti, testimoni, discenti e dei cittadini manifesteranno appieno la loro natura di luoghi di mediazione, capaci di dar vita a rinnovati sensi di appartenenza.

In questa annualità il percorso consisterà di tre fondamentali momenti:

  • Seminari in cui si approfondiranno – in modalità partecipativa – da un punto di vista teorico questioni pertinenti all’antropologia, alla narrazione dei luoghi, allo storytelling e al digital storytelling, al teatro sociale, alla community art, alla community music e alla community dance
  • Laboratori in cui ci si misurerà con le arti performative
  • Attività sul campo nella comunità (ricognizione etnografica del patrimonio immateriale e facilitazione della partecipazione).

Tutte queste azioni formative consentiranno la realizzazione di artefatti collettivi, con dispositivi di scrittura collettiva, di drammaturgie di comunità, di teatro sociale, con un occhio sempre puntato sui processi di attivazione comunitaria; ma anche di saggi scientifici, risultato di riflessioni legate coi casi di studio vissuti ed esaminati.