VINCITORE Cattaneo, P. (2022). Aveva le mani d’oro
PRASHANTH CATTANEO è pedagogista e giornalista pubblicista. Fin dagli anni universitari si interessa di design, musei, educazione attraverso l’arte contemporanea e patrimonio culturale. Si è laureato in Scienze della Formazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha frequentato AMA “ Antropologia museale e dell’arte.
Lavora per l’Associazione Centro Orientamento Educativo ” COE, seguendo anche progetti culturali ed educativi in Italia e in Camerun, tra cui, più recentemente, la Libre Académie des Beaux-Arts di Douala, in Camerun.
Ama le cose e stare con le persone.
Il nostro viaggio tra i libri ci porta a scendere giù in Calabria, in particolare a Soveria Mannelli, dove abbiamo avuto il piacere di trascorrere alcune giornate come ospiti presso la casa editrice Rubbettino. È una realtà che si caratterizza per l’impegno nella valorizzazione e pubblicazione di testi che raccontano il territorio calabrese da differenti punti di vista, accanto ad un’offerta editoriale di respiro internazionale.
Tra le pubblicazioni incontrate nella nostra visita, ne abbiamo scelte due. La prima è il testo “Aveva le mani d’oro”, edito nel 2022. Un testo scritto da Prashanth Cattaneo e nato dalla sinergia tra l’artista Pino Deodato, il Lanificio Leo e la Galleria Melesi.
Prashanth Cattaneo è nato a Ullal, in India, è pedagogista, giornalista pubblicista e docente presso l’ISGMD Design Academy di Lecco, dove tiene corsi sulla relazione tra design e Heritage.
È curatore di progetti culturali che mettono sempre al centro il design, l’arte contemporanea e il patrimonio culturale. La sua visione valica spesso i confini nazionali: ad esempio, per l’Associazione Centro Orientamento Educativo ha partecipato attivamente allo sviluppo e al coordinamento della Libre Académie des Beaux-arts di Douala, un’accademia che ha l’obiettivo di innovare l’educazione artistica nell’Africa Centrale, valorizzando il ricco patrimonio culturale del Camerun. Negli anni ha ideato e curato numerosi programmi culturali di rilievo sul territorio lombardo, e non solo. Più recentemente, ha curato insieme a Sabina Melesi la mostra “L’arte addosso. Gioielli d’artista” presso il Castello D’Albertis – Museo delle Culture del Mondo di Genova. La sintesi della sua filosofia di vita? Ama profondamente le cose, gli oggetti che raccontano una storia, e soprattutto stare con le persone.
Questa cura e attenzione verso le persone accarezza le pagine del libro “Aveva le mani d’oro”. È un testo che nasce per raccontare la storia di Giuseppe Leo detto Peppino, un imprenditore calabrese che ha dedicato la sua intera e lunga vita al lanificio di famiglia, fondato a Soveria Mannelli nel 1873. Un lanificio che abbiamo avuto il piacere di visitare grazie a Emilio Salvatore Leo, figlio del protagonista del libro.
Emilio è architetto e designer, e ha avuto il coraggio di prendere in mano il lanificio, nonostante le difficoltà che stava affrontando il settore del tessile, e a rilanciarlo con spirito innovativo e creativo. Concepisce un originale modello di impresa e promuove il lanificio come “laboratorio-manifattura”, in cui restituisce valore al patrimonio industriale ereditato, accostando macchine e telai di ultima generazione. Organizza il Festival “Dinamismi museali”, riconosciuto tra i primi dieci eventi più importanti del Sud Italia, che ospita all’interno del lanificio laboratori e mostre d’arte, performance musicali, visive e design. Costituisce, dunque, una comunità all’interno del lanificio, una comunità nuova, fatta di designer, artisti e personalità eclettiche, con cui sperimentare idee, prodotti, progetti. Il lanificio è stato protagonista di vari concorsi e manifestazioni, ottenendo riconoscimenti importanti in Italia e all’estero. Ad alcuni anni dalla morte di Peppino, il progetto di arte e design Aveva le mani d’oro, ne ricorda oggi la figura a partire da un dipinto di Pino Deodato, in cui la piccola figura ricurva che ricorre nelle opere dell’artista, diventa estremamente somigliante a Peppino nella gestualità rituale del filare e del tessere. Un gesto che permane nelle mani di Peppino, che fino all’ultimo giorno ha continuato a filare un filo invisibile, sfidando l’oblio del sapere artigiano.
Aveva le mani d’oro è libro-omaggio alla storia di Giuseppe Leo, ma anche un oggetto prezioso, con la copertina realizzata a mano, rilegato con un metodo antico. Le mani di Peppino Leo sono metafora del lavoro, dell’artigianato, del design, dell’arte. E quindi patrimonio culturale materiale e immateriale che è “concime” per nutrire la creatività e far fiorire progetti capaci di dialogare con il mondo.

presentazione a cura di Caterina De Marzo
